

Descrizione
La capra è, insieme alla pecora, uno dei primi animali ad essere stato addomesticato. Il suo allevamento si è sempre rivelato prezioso per l’uomo. Se ne ricava carne e latte, generalmente destinato alla caseificazione, lana e pelle.
È un animale intelligente e curioso, che ben si adatta a condizioni di allevamento difficili e a pascoli poveri. Il fabbisogno alimentare di una capra è pari a un decimo di quello di una bovina, ma la sua produzione di latte è, in rapporto, superiore.
La sua golosità, insieme alla sua buona agilità, la porta sempre a cercare gli alimenti più appetitosi e a compiere anche lunghi o ripidi percorsi per procurarseli. Le capre trovano molto appetibili gli apici dei rami e degli arbusti e i germogli, tanto che un pascolo non controllato può causare dei danni alla vegetazione presente.
Queste sue caratteristiche hanno fatto sì che l’allevamento della capra si sviluppasse soprattutto in zone di montagna e collina, anche caratterizzate da pascoli di difficile accesso o con limitate risorse nutrizionali. Le grandi aziende di pianura o fondovalle, caratterizzate da una gestione dell’allevamento di tipo intensivo e da grandi stalle e attrezzature, sono nate piuttosto di recente.
Negli ultimi anni l’allevamento della capra è stato rivalutato, grazie alla tendenza generale alla valorizzazione delle produzioni non standardizzate, alla riscoperta delle tradizioni, all’attenzione agli aspetti ecologici e salutistici.
Dal punto di vista ambientale, l’allevamento caprino si propone come un valido sistema di difesa del territorio montano e collinare. La capra contribuisce a tenere puliti i boschi e a liberare i pascoli dalla flora arbustiva. L’allevamento caprino contribuisce a mantenere la presenza dell’uomo nelle aree più marginali e svantaggiate, aiutando a renderle una risorsa economica altrimenti non sfruttabile.
Domesticazione
Si ritiene che la capra sia stata domesticata nell’area oggi compresa tra Iran, Siria e Palestina intorno all’8000 a.C., quando i cacciatori-raccoglitori cominciarono a modificare il proprio stile di vita, passando gradualmente alla condizione di agricoltori-allevatori.
Intorno al VII millennio a.C., la capra, al seguito delle migrazioni umane, compare a est fino al Pacifico e all’Oceano Indiano, a ovest fino all’Atlantico e attraverso l’Africa. Già in questo periodo la si ritrova in Grecia, da cui poi entra in Italia e in Europa.
Tipologie di allevamento
Mungitura
La mungitura rappresenta una delle fasi più delicate dell’allevamento delle capre da latte, sia per quanto riguarda l’igiene degli ambienti e degli operatori sia per quanto riguarda il controllo degli animali, allo scopo di verificare la presenza di patologie e il generale stato di salute delle capre.
1. Manuale
È ancora adottata nelle zone di montagna e richiede un’attenzione particolare. È necessario infatti capire al tatto quando è il momento di terminare la mungitura, per non causare lesioni o traumi alla mammella. Come per la mungitura meccanica, è bene prestare attenzione alle condizioni igieniche dell’operatore, dell’animale e del luogo, per evitare la contaminazione del latte o della mammella.
2. Meccanica
La mungitura meccanica simula l’azione della poppata del capretto senza alterare le caratteristiche fisico-chimiche del latte né recare danni alla mammella. I vantaggi sono una maggior igiene in generale e quindi una maggior qualità del latte, un maggior confort sia dell’animale sia della mammella.
Conservazione
La refrigerazione del latte appena munto è necessaria allo scopo di bloccare in parte lo sviluppo dei microrganismi presenti e di ridurre i fenomeni di alterazione di grasso e proteine. La temperatura a cui deve essere portato il latte è di 4°C e in queste condizioni può essere conservato per 48 ore.
Se la quantità di latte è limitata, è più conveniente effettuare la refrigerazione in bidoni, tramite immersione in acqua gelida, immersione di una serpentina refrigerante nel bidone o la conservazione in armadio frigorifero se la quantità di latte è ridotta.
Per volumi di latte maggiori, è necessario utilizzare serbatoi di acciaio inox, in cui la refrigerazione può essere a espansione diretta o indiretta. Nel caso dell’espansione diretta, le pareti e il fondo del serbatoio sono dotati di serpentine, all’interno delle quali scorre gas freon, che evaporando sottrae calore al latte. Nel caso dell’espansione indiretta, l’intercapedine del serbatoio è piena d’acqua e una serpentina la raffredda provocando la formazione di ghiaccio, che sottrae calore al latte.
Il sistema più diffuso è quello a espansione diretta, in quanto meno costoso e con consumi energetici inferiori.
Il latte appena munto miscelato a latte già raffreddato causa un aumento della temperatura di 10-12°C, quindi è consigliabile aggiungere piccole quantità di latte a quello raffreddato e verificare che termometro e pala d’agitazione funzionino correttamente. È possibile in alternativa effettuare la pre-refrigerazione, mediante scambiatore a piastre, prima di introdurre il latte nel serbatoio. Questa operazione consente di limitare la crescita microbica dovuta all’innalzamento della temperatura e di ridurre il tempo di funzionamento del refrigeratore, risparmiando energia elettrica.
Fonte: https://www.capre.it/cms/